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Todas las subastas / Arte, Pintura & obra gráfica / Vaso, 1996 - Antonio Recalcati (Bresso, 1938 - Milano, 2022)

Vaso, 1996 - Antonio Recalcati (Bresso, 1938 - Milano, 2022)
57d 15hITArt La Rosa

Vaso, 1996 - Antonio Recalcati (Bresso, 1938 - Milano, 2022)

Vaso, 1996 - Antonio Recalcati (Bresso, 1938 - Milano, 2022)

paintings antiques Terracotta deformata H cm 36 L'esperienza artistica di Antonio Re calcati inizia con la pittura alla fine degli anni Cinquanta. Nato nel 1938 a Bresso, giovanissimo, quasi ventenne, espone a Milano le sue opere legate alla corrente dell'Informale. In anni successivi svolge un'intensa attivi- tà con grande attenzione agli avvenimen ti della cultura artistica contemporanea frequentando personalità come Piero Manzoni e Lucio Fontana e partecipando a importanti manifestazioni nazionali e internazionali. L'attrazione di Recalcati per il mondo della ceramica avviene attorno agli anni Novanta. La sua attività in questo campo comincia nella Manifattura San Giorgio di Albissola Marina. Il suo intento, pur prevedendo come punto di partenza l'attenzione verso modelli tradizionali, è di sconvolgere i repertori consueti intervenendo sulle forme con distorsioni e tagli. Le ope re di Recalcati acquistano così un aspetto insolito e riescono a suscitare grande interesse. Spesso gli orli lacunosi di un vaso sono avvolti da viluppi di motivi a corde che sembrano trattenere i frammenti ceramici, viene quindi a originarsi un'architettura complessa dai ritmi formali assai articolati che si esprimono in una inedita e originale accezione contemporanea. Anche l'uso dello smalto svolge un ruolo molto importante all'interno dell'impianto strutturale. Si distende sulle superfici esal tando i valori volumetrici ed è, non solo un elemento pittorico, ma pure un chiaro segno di energia luministica. Spesso il colore dello smalto è esaltato anche dalla contrapposizione con il tono naturale della terracotta: ne nasce, nonostante l'intenso contrasto cromatico, un ordinato gioco di relazioni. Particolari sono gli esemplari sui quali l'artista lascia le impronte delle mani e dove è ben evidente il ritorno a certi suoi dipinti degli anni Sessanta. L'impronta delle mani riporta alla mente certe pitture rupestri permeate di valori simbolici appartenenti a una ritualità ancestrale che riesce ancora oggi a trasmettere il suo fascino. A metà degli anni Novanta le ricerche di Recalcati proseguono nella Bottega Gatti di Faenza. L'uso degli smalti a riflessi, tipici del laboratorio, è quanto mai efficace nell'esaltare le sue opere: le articolazioni delle strutture, dovute alle de formazioni che egli esercita, si rivestono di un'accattivante tessitura di luce; le su perfici vengono percorse dalle diverse lu- minosità con bagliori che non permettono una chiara visione dei profili delle forme lasciando la percezione di immagini in continuo divenire. Nel 1997 l'artista propone i risultati della ricerca nella mostra Virtualità del vaso. Variabili e varianti ideata nel 1995 da Gian Carlo Bojani in collaborazione con la rivista D'A diretta da Giovanni Mirulla, dove espone alcune opere, prodotte a Faenza, che sono la testimonianza di una nuova iconogra fia del vaso. Non pensato per assolvere a una funzione pratica, il vaso diventa campo di indagine per nuove forme di scultura: gli interventi di Recalcati non possono essere definiti come una volon tà di disgregazione totale dell'impianto strutturale ma come l'intento, finalizzato alla creazione di immagini insolite pur partendo da elementi convenzionali, di aprire la forma con lacune o distorcerla con deformazioni. Così, con il suo fare, l'artista esprime chiaramente quali sono le potenzialità che un repertorio tradizionale può offrire per indagini fatte in dire zione del moderno. Non sono certamente meno interessanti altre tipologie di opere ceramiche di Recalcati. Le sue ricerche sono rivolte anche a superfici piane come placche a cui sa conferire una particola re espressività, Qui lo spazio è scandito da segni caratteristici di una grafia guizzante affidata al candore della terraglia che viene accentuato dal tono caldo della terracotta del fondo, Talvolta l'intervento dell'artista è rivolto a creare sulle superfici delle placche forme più aggettanti in un equilibrato rapporto di piani volumetrici. Per concludere, si può affermare che nelle sue ceramiche Antonio Recalcati ha messo in atto con assoluta libertà creativa una sperimentazione fantasticamente spregiudicata centrata su stravolgimenti che non sono aggressioni ma gesti ener- gici i quali, per quanto possano apparire stravaganti, sono la manifestazione di un linguaggio che sa trasformare la materia in immagini di grande impatto visivo. Terracotta deformata, H cm 36, L'esperienza artistica di Antonio Re calcati inizia con la pittura alla fine degli anni Cinquanta. Nato nel 1938 a Bresso, giovanissimo, quasi ventenne, espone a Milano le sue opere legate alla corrente dell'Informale. In anni successivi svolge un'intensa attivi- tà con grande attenzione agli avvenimen ti della cultura artistica contemporanea frequentando personalità come Piero Manzoni e Lucio Fontana e partecipando a importanti manifestazioni nazionali e internazionali. L'attrazione di Recalcati per il mondo della ceramica avviene attorno agli anni Novanta. La sua attività in questo campo comincia nella Manifattura San Giorgio di Albissola Marina. Il suo intento, pur prevedendo come punto di partenza l'attenzione verso modelli tradizionali, è di sconvolgere i repertori consueti intervenendo sulle forme con distorsioni e tagli. Le ope re di Recalcati acquistano così un aspetto insolito e riescono a suscitare grande interesse. Spesso gli orli lacunosi di un vaso sono avvolti da viluppi di motivi a corde che sembrano trattenere i frammenti ceramici, viene quindi a originarsi un'architettura complessa dai ritmi formali assai articolati che si esprimono in una inedita e originale accezione contemporanea. Anche l'uso dello smalto svolge un ruolo molto importante all'interno dell'impianto strutturale. Si distende sulle superfici esal tando i valori volumetrici ed è, non solo un elemento pittorico, ma pure un chiaro segno di energia luministica. Spesso il colore dello smalto è esaltato anche dalla contrapposizione con il tono naturale della terracotta: ne nasce, nonostante l'intenso contrasto cromatico, un ordinato gioco di relazioni. Particolari sono gli esemplari sui quali l'artista lascia le impronte delle mani e dove è ben evidente il ritorno a certi suoi dipinti degli anni Sessanta. L'impronta delle mani riporta alla mente certe pitture rupestri permeate di valori simbolici appartenenti a una ritualità ancestrale che riesce ancora oggi a trasmettere il suo fascino. A metà degli anni Novanta le ricerche di Recalcati proseguono nella Bottega Gatti di Faenza. L'uso degli smalti a riflessi, tipici del laboratorio, è quanto mai efficace nell'esaltare le sue opere: le articolazioni delle strutture, dovute alle de formazioni che egli esercita, si rivestono di un'accattivante tessitura di luce; le su perfici vengono percorse dalle diverse lu- minosità con bagliori che non permettono una chiara visione dei profili delle forme lasciando la percezione di immagini in continuo divenire. Nel 1997 l'artista propone i risultati della ricerca nella mostra Virtualità del vaso. Variabili e varianti ideata nel 1995 da Gian Carlo Bojani in collaborazione con la rivista D'A diretta da Giovanni Mirulla, dove espone alcune opere, prodotte a Faenza, che sono la testimonianza di una nuova iconogra fia del vaso. Non pensato per assolvere a una funzione pratica, il vaso diventa campo di indagine per nuove forme di scultura: gli interventi di Recalcati non possono essere definiti come una volon tà di disgregazione totale dell'impianto strutturale ma come l'intento, finalizzato alla creazione di immagini insolite pur partendo da elementi convenzionali, di aprire la forma con lacune o distorcerla con deformazioni. Così, con il suo fare, l'artista esprime chiaramente quali sono le potenzialità che un repertorio tradizionale può offrire per indagini fatte in dire zione del moderno. Non sono certamente meno interessanti altre tipologie di opere ceramiche di Recalcati. Le sue ricerche sono rivolte anche a superfici piane come placche a cui sa conferire una particola re espressività, Qui lo spazio è scandito da segni caratteristici di una grafia guizzante affidata al candore della terraglia che viene accentuato dal tono caldo della terracotta del fondo, Talvolta l'intervento dell'artista è rivolto a creare sulle superfici delle placche forme più aggettanti in un equilibrato rapporto di piani volumetrici. Per concludere, si può affermare che nelle sue ceramiche Antonio Recalcati ha messo in atto con assoluta libertà creativa una sperimentazione fantasticamente spregiudicata centrata su stravolgimenti che non sono aggressioni ma gesti ener- gici i quali, per quanto possano apparire stravaganti, sono la manifestazione di un linguaggio che sa trasformare la materia in immagini di grande impatto visivo. lore dello smalto è esaltato anche dalla contrapposizione con il tono naturale della terracotta: ne nasce, nonostante l'intenso contrasto cromatico, un ordinato gioco di relazioni. Particolari sono gli esemplari sui quali l'artista lascia le impronte delle mani e dove è ben evidente il ritorno a certi suoi dipinti degli anni Sessanta. L'impronta delle mani riporta alla mente certe pitture rupestri permeate di valori simbolici appartenenti a una ritualità ancestrale che riesce ancora oggi a trasmettere il suo fascino. A metà degli anni Novanta le ricerche di Recalcati proseguono nella Bottega Gatti di Faenza. L'uso degli smalti a riflessi, tipici del laboratorio, è quanto mai efficace nell'esaltare le sue opere: le articolazioni delle strutture, dovute alle de formazioni che egli esercita, si rivestono di un'accattivante tessitura di luce; le su perfici vengono percorse dalle diverse lu- minosità con bagliori che non permettono una chiara visione dei profili delle forme lasciando la percezione di immagini in continuo divenire. Nel 1997 l'artista propone i risultati della ricerca nella mostra Virtualità del vaso. Variabili e varianti ideata nel 1995 da Gian Carlo Bojani in collaborazione con la rivista D'A diretta da Giovanni Mirulla, dove espone alcune opere, prodotte a Faenza, che sono la testimonianza di una nuova iconogra fia del vaso. Non pensato per assolvere a una funzione pratica, il vaso diventa campo di indagine per nuove forme di scultura: gli interventi di Recalcati non possono essere definiti come una volon tà di disgregazione totale dell'impianto, strutturale ma come l'intento, finalizzato alla creazione di immagini insolite pur partendo da elementi convenzionali, di aprire la forma con lacune o distorcerla con deformazioni. Così, con il suo fare, l'artista esprime chiaramente quali sono le potenzialità che un repertorio tradizionale può offrire per indagini fatte in dire zione del moderno. Non sono certamente meno interessanti altre tipologie di opere ceramiche di Recalcati. Le sue ricerche sono rivolte anche a superfici piane come placche a cui sa conferire una particola re espressività, Qui lo spazio è scandito da segni caratteristici di una grafia guizzante affidata al candore della terraglia che viene accentuato dal tono caldo della terracotta del fondo, Talvolta l'intervento dell'artista è rivolto a creare sulle superfici delle placche forme più aggettanti in un equilibrato rapporto di piani volumetrici. Per concludere, si può affermare che nelle sue ceramiche Antonio Recalcati ha messo in atto con assoluta libertà creativa una sperimentazione fantasticamente spregiudicata centrata su stravolgimenti che non sono aggressioni ma gesti ener- gici i quali, per quanto possano apparire stravaganti, sono la manifestazione di un linguaggio che sa trasformare la materia in immagini di grande impatto visivo

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Vaso, 1996 - Antonio Recalcati (Bresso, 1938 - Milano, 2022)

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